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Domus Nova

La Domus Nova comprende il grande edificio eretto tra il 1480 e il 1484 dall'architetto Luca Fancelli per il marchese Federico I.

Secondo il progetto iniziale, l'edificio doveva comprendere quattro corpi di fabbrica di gusto rinascimentale, disposti attorno ad un cortile interno, corrispondente all'odierna Piazza Paccagnini.

Il quarto corpo di fabbrica non è stato mai realizzato.

Agli inizi del Seicento, Vincenzo I Gonzaga diede incarico all'architetto Antonio Maria Viani, prefetto delle fabbriche del Palazzo, di ricavare, nella Domus Nova, un appartamento al quale sarà poi dato il nome di appartamento Ducale.

L'appartamento, rimasto anche in seguito residenza quasi ininterrotta di tutti i duchi di Mantova e quindi del governatore imperiale, è contiguo al salone degli Arcieri, che ne costituiva l'ingresso di rappresentanza.

La stanza di Giuditta, presenta quattro tele con la Vita di Giuditta, opera del napoletano Pietro Mango ed ha un soffitto in legno scolpito e dorato con l'emblema del duca, il crogiolo ardente, che prova la purezza dei metalli preziosi. L'emblema, proveniente dal palazzo di San Sebastiano, apparteneva alla sala maggiore, dove si custodivano i trionfi dei Cesari del Mantegna. Si ritrova detto simbolo, sempre nel medesimo appartamento, nella stanza che ne prende il nome.

Nella stanza del Labirinto, è così chiamata per il soffitto ligneo a labirinto, con la ripetizione continua della frase "Forse che sì, forse che no", frase ripresa, poi, da Gabriele D'Annunzio, come titolo per una sua opera .Le tele alle pareti, con le Età del mondo, sono di Sante Peranda (1566-1638) e Jacopo Negretti, detto Palma il Giovane (1544-1628).

Nella stanza del Crogiolo, il soffitto è identico a quello della stanza di Giuditta, mentre il camino con gli emblemi napoleonici è simile a quello della stanza del Labirinto.

La sala di Amore e Psiche, prende il nome dal soggetto del tondo neoclassico inserito nel soffitto rinascimentale azzurro e oro.

L'appartamento subì diverse trasformazioni successive.

Le decorazioni pittoriche furono completate sotto Ferdinando. Nel suo insieme fu riordinato da Carlo II dopo il sacco di Mantova (1630) e quindi dall'amministrazione austriaca, dopo la caduta dei Gonzaga.

Ulteriori trasformazioni si ebbero nel 1812-13, durante il dominio napoleonico.

La Scala Santa, fatta costruire a scopo devozionale da Ferdinando Gonzaga, nel 1615, quando era ancora cardinale, è una riproduzione, in piccolo, dell'orginale.

E' costituita da tre scale parallele, di dimensioni ridotte, che culminano in un vano corrispondente al Sancta Sanctorum romano.

In questo vano, si esponevano delle reliquie da venerare. dopo avere percorso, in ginocchio, una delle tre scalette.

Stante le dimensioni dell'insieme, per molto tempo si pensò che si trattasse di dimora dei nani di corte.

Strana idea, certo, non diversa di quella di dotarsi di una piccola scala Santa.

La Galleria del Passerino è così chiamata per il fatto che il cadavere imbalsamato di Rinaldo Bonacolsi, soprannominato appunto "Passerino", vi si trovava in posizione eretta .

La galleria è formata da quattro ambienti comunicanti. Ai soffitti storie tratte dalle Metamorfosi di Ovidio da cui un tempo il nome di appartamento delle Metamorfosi.

Vi sono raccolti oggetti rari, curiosità del mondo vegetale ed animale, come coccodrilli e uova di struzzo, feti mostruosi, in un vero museo di Storia Naturale.


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Colophon - Bibliografia - © 5B Informatica (1996/97) dell'I.T.I.S. "E.Fermi" di Mantova