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Magna Domus e Palazzo del Capitano

Secondo lo storico Romolo Quazza, Guido Bonacolsi, Capitano del Popolo e Signore di Mantova dal 1299 al 1308, fece costruire il maestoso palazzo merlato del Capitano presso la "magna domus", sua abitazione in contrada Santa Croce.

Investito l'intero suo patrimonio nell'operazione, si vide costretto, per il supero dei costi, a sottrarre danaro al pubblico erario.

Il 9 dicembre 1308, riuniti i notabili della città, si autoaccusò ma, vista la pubblica utilità dell'opera, gli fu concesso di disporre, a suo piacimento, della "pubblica pecunia" (Pescasio - I Bonacolsi)

Il passaggio tra Piazza Sordello e Piazza Lega Lombarda è assicurato da un portale gotico, affrescato forse dal Pisanello (Aldo Cicinelli), che dava un tempo accesso alla chiesa di Santa Croce, situata all'interno.

Recenti studi condotti sulla muratura esterna degli edifici prospicienti Piazza Lega Lombarda hanno consentito di individuare segni dell'esistenza di una scala esterna, in legno, destinata a consentire l'accesso ai locali di primo piano, compresa la Sala del Pisanello, che, originariamente era una loggia aperta.

Da sempre, infatti, la parte di rappresentanza del Palazzo è situata nel "piano nobile" che, attualmente, si raggiunge tramite il seicentesco Scalone delle Duchesse che, da un atrio, porta al piano nobile.

Per lungo tempo è stato chiamato Galleria del Passerino, il corridoio lungo 65 metri che segue l'intera facciata del Palazzo del Capitano.

Un tempo era frazionato in camerini decorati. Attualmente, vi sono esposti marmi medioevali, lapidi e stemmi.

L'erronea attribuzione al Passerino, nomignolo dell'ultimo dei Bonacolsi è basata sulla convinzione popolare che ivi fosse conservata la mummia del Capitano, che avrebbe lanciato un anatema.

In caso di morte violenta - e questa avvenne per opera Alberto da Saviola (o, secondo altri da Luigi Gonzaga) - Passerino avrebbe imposto l'esposizione, nel Palazzo, della propria salma in una teca, promettendo la perdita del potere a chi vi avesse trasgredito. Il fatto si avverò.

L'aspetto odierno dell'appartamento di Guastalla è dovuto alla ristrutturazione avvenuta agli inizi del Seicento.

L'appartamento è stato approntato da Antonio Maria Viani, Prefetto delle fabbriche di Corte, per il duca Vincenzo II.

Fu l'abitazione del'ultima duchessa, Anna Isabella dei Gonzaga di Guastalla tra il 1671 e il 1703 , che gli diede il nome.

Tranne qualche soffitto, in particolare quello del Seicento della terza stanza e un fregio a imprese gonzaghesche, con cane e motto: "Feris tantum infensus", riferibile a Vincenzo II, l'appartamento non presenta particolari oggetti decorativi. Dal 1985 è allestita negli ambienti una esposizione di sculture del XIV e XV secolo, prelevate dai depositi di Palazzo Ducale

La sala del Pisanello è uno dei gioielli del Palazzo Ducale di Mantova, in quanto il suo contenuto è di sommo interesse, non solo per essere una pagina rara ed importante dell'arte tardogotica, ma anche per i numerosi interrogativi che fino a poco fa circondavano l'opera, l'autore, il committente e l'occultamento del dipinto per quattro secoli.

La sala del Pisanello ebbe rinomanza europea sin dal momento in cui Antoinio Pisano, detto il Pisanello, iniziò ad affrescarne le pareti. Anzi fu nota subito con il nome del suo autore e non - come accadeva - con quello del contenuto, evento rarissimo, se non unico.

Questo privilegio non impedì all'opera di restare nascosta, per quattro secoli, sotto strati di intonaco, deliberatamente stesi per occultarla.

Ne scoprì tracce, dopo prolungate ricerche, nel 1979, il Soprintendente Giovanni Paccagnini, ispezionando la soffitta morta della sala.

Oggi, liberata dagli intonaci, l'opera è visibile integralmente.

Il ciclo del Pisanello è ispirato alle gesta dei cavalieri della Tavola Rotonda alla ricerca del Santo Graal e, in particolare, al torneo del castello di Louverzep, in realtà quello di Mantova.

Recenti studi attribuiscono la committenza dell'opera, eseguita tra il 1442 e il 1446, al Marchese Gianfrancesco Gonzaga (Aldo Cicinelli).

Nella Sala dei Papi è esposto il disegno preparatorio (sinopia nera) del torneo-battaglia del Pisanello, ottenuto con la tecnica dello "strappo". Questo non comune reperto evidenzia la tecnica esecutiva.

Significativa la "scialbata", vale a dire lo sbiancamento con calce di una parte del disegno, che dimostra un "pentimento" dell'artista.

L'appartamento degli Arazzi, è costituito da tre sale e da un passetto.

Si tratta di locali con prospetto sul cortile d'Onore, facenti parte dell'ala cinquecentesca della Magna Domus, rinnovata nel 1780 sotto la direzione di Paolo Pozzo .

Finalità dell'intervento fu quello di sistemare gli arazzi di scuola fiamminga, acquistati dal cardinale Ercole Gonzaga nel 1557-1559 e ispirati a cartoni di Raffaello.

Fino a quel momento gli arazzi, contenenti gli Atti degli Apostoli, erano stati conservati nella vicina basilica Palatina di Santa Barbara.

Nel 1776 furono ceduti al palazzo, restaurati e sistemati per ordine dell'imperatore Giuseppe II, nella nuova collocazione.

Nella prima stanza sono appesi: La Guarigione dello storpio, Il Sacrificio di Listri e La Morte di Anania;

Nella seconda stanza, i tre arazzi raffigurano la Caduta di Saulo sulla via di Damasco, la Predica di San Paolo nell'Aeropago di Atene e la Tradizione delle chiavi

Nella terza stanza, i soggetti degli arazzi sono: La Pesca miracolosa, L'accecamento del mago Elima, La Lapidazione di Santo Stefano.

La camera dello Zodiaco conserva ancora la volta a padiglione dipinta, nel 1579, da Lorenzo Costa il Giovane per Guglielmo Gonzaga.

Vi è raffigurato: Il Carro di Diana trainato da cani tra le costellazioni del cielo, che potrebbe alludere all'oroscopo del Duca.

L'odierna sala dei Fiumi è un esempio dell'evoluzione tipologica della "loggia" nei palazzi gonzagheschi.

Infatti, la superficie oggi occupata dalla sala, fu iniziamente una loggia coperta, ma non chiusa su tutti i lati.

Nel 1579-80, furono eseguiti i tamponamenti perimetrali ed il locale assunse il nome di Sala Nuova o Refettorio.

L'aspetto attuale è dovuto ai restauri del 1773-75.

L'interno, ornato a foggia di pergolato, è opera di Gaetano Crevola.

Sulle pareti, le personificazioni dei fiumi del mantovano, tradizionalmente identificati come il Po, I'Oglio, il Mella, il Chiese, il Mincio e il Secchia.

Nelle testate, due grotte con gli stemmi gonzaghesco e austriaco.

La sala dei Fiumi si affaccia con porte e finestre sul giardino Pensile, in antico detto giardino in Aria.

Sopraelevato di 12 metri sul livello di Piazza Sordello, fu costruito nel 1579-80 su disegno dell'architetto Pompeo Pedemonte.

Lo spazio è delimitato su tre lati da portici con arcate sorrette da colonne doriche binate.

In età austriaca sul lato opposto alla sala dei Fiumi fu realizzato l'elegante Kaffeehaus, contenente all'interno una volta traforata di ispirazione bibienesca.

La camera dei Falconi, ha la volta suddivisa in spazi dipinti con Putti e falconi attribuibili a Lorenzo Costa figlio.

Lo stanzino dei Mori, che deriva il nome dalle figure scolpite del fregio, corrisponde allo studio di Guglielmo.

Uno studio in corso (Aldo Cicinelli-Roberto Soggia -1997) ha consentito di individuare la parte soprastante di un locale di pianta irregolare, con tredici lunette affrescate.

Si ritiene trattarsi della la sala dello Specchio, commissionata del duca Guglielmo II, luogo di cui si conosceva l'esistenza, non l'ubicazione ne l'apparato decorativo.

Originariamente l'attuale sala degli Specchi, era un loggiato prospiciente i giardini ducali.

Ai primi del Seicento, quando l'architetto Antonio Maria Viani realizzò l'appartamento Ducale per Vincenzo Gonzaga, fu trasformata in galleria.

Ospitò importanti dipinti di Tiziano, Giulio Romano, Correggio, Andrea del Sarto, Paolo Veronese e, anche quando pochi anni dopo decadde, per la vendita di molte opere, rimase adibita a pinacoteca fino al 1779, data della trasformazione odierna.

Gli affreschi furono restaurati da Andrea Mones e Felice Campi e le pareti furono arredate, con gusto neoclassico, da Giocondo Albertolli.

L'imponente sala degli Arcieri fa da anticamera all'appartamento privato di Vincenzo I (ingresso al percorso libero della pinacoteca del '600).

Il soffitto è sostenuto da una successione di mensoloni; gli spazi tra l'uno e l'altro sono affrescati con tendaggi svolazzanti, che scoprono zoccoli e zampe di cavalli.

Fra le numerose opere che vi sono esposte, spicca la grande pala di Peter Paul Rubens (1577-1640) con La famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità (1605), purtroppo tagliata e manomessa in epoca napoleonica.

La moltiplicazione dei pani e dei pesci è una lunetta di grandi dimensioni dipinta dal pittore Domenico Fetti per il refettorio del convento di S.Orsola.

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Colophon - Bibliografia - © 5B Informatica (1996/97) dell'I.T.I.S. "E.Fermi" di Mantova