Don Grioli giustiziato in tre giorni
La scoperta della Congiura

Alla fine di ottobre del 1851 venne arrestato il sacerdote Giovanni Grioli, coadiutore della parrocchia di Levata, come cospiratore. Don Grioli, nato a Mantova l'8 ottobre 1821 da una famiglia di origine lodigiana,entrò in seminario nel 1836. qui divenne discepolo di Tazzoli, col quale rimase sempre in contatto.

Don Giovanni Grioli

Il suo arresto avvenne grazie alla delazione di due soldati bosniaci che lo accusano, pare in malafede, di aver tentato, con denaro, di indurli a porsi contro l'Austria. Secondo alcune fonti infatti il sacerdote in realtà diede semplicemente due lire per ragioni umanitarie ad uno dei due soldati. In una perquisizione sùbito eseguita nel suo domicilio vennero trovati scritti e materiali definiti di propaganda rivoluzionaria. Don Grioli, dopo stringenti interrogatori (nel corso dei quali non fece alcun nome) ed un breve processo, venne condannato a morte. La sentenza, come detto all'inizio, viene eseguita il 5 novembre tramite fucilazione. La sua scomparsa fu l'inizio della fine: nel giro di un anno la congiura di Belfiore fu svelata e in cinque subirono la pena capitale. La condanna di Grioli fu il primo campanello d'allarme ma, come ricorda Salvadori nel suo contributo Il significato della congiura di Belfiore (in: Le carceri dei Martiri di Belfiore nel Castello di San Giorgio) non intaccò la struttura cospiratoria grazie anche al silenzio del sacerdote che si assunse anche le colpe del fratello Giuseppe, che era incaricato di ritirare a Cremona le cartelle del "prestito" da consegnare a don Tazzoli.

La fucilazione di Don Grioli

Per monsignor Grioli il vescovo di Mantova Corti richiese invano la grazia al maresciallo Radetzsky, né monsignor Martini ottenne di poterne seppellire il corpo in terra consacrata. Il fatto irrigidì notevolmente i congiurati che vissero drammaticamente la notizia del colpo di stato di Napoleone in Francia. In quest'ottica avvenne la riunione del 13 dicembre in casa di don Tazzoli, con i capi dei comitati del Lombardo Veneto. Tra le iniziative proposte, volte a continuare l'azione cospirativa, si pensò addirittura ad un attentato all'Imperatore e ad un colpo di mano in Mantova e nelle altre piazzeforti del Quadrilatero. Per vendicare la morte di don Grioli Carlo Poma e Tito Speri vennero incaricati di attentare alla vita di Filippo Rossi, commissario di polizia. Attentato che non venne mai eseguito, ma proprio per questa prospettata azione i due salirono al patibolo.E curiosamente fu proprio Rossi, nel giro di pochi giorni, a svelare l'intera trama dei congiurati.

Il 1^ gennaio 1852, nel corso di un sopralluogo compiuto dal commissario di polizia nell'abitazione dell'esattore comunale di Castiglione delle Stiviere, Luigi Pesci, nell'àmbito di una indagine riguardante la circolazione di banconote austriache falsificate, venne trovata, nascosta in un portapenne, una cartella da lire 25 del prestito mazziniano (il portapenne è tuttora conservato tra i cimeli dell'Archivio di Stato di Mantova). Pesci venne condotto a Mantova e, dopo poche ore di serrato interrogatorio, rivelò di aver comperato la cartella dal sacerdote Ferdinando Bosio, suo concittadino, professore nel seminario di Mantova, che venne immediatamente arrestato e incarcerato nel Castello di San Giorgio. La perquisizione nell'abitazione di don Bosio ottiene frutti inaspettati per la polizia: lettere compromettenti, un recente bollettino a stampa di Mazzini, un sistema di scrittura in cifra. Il prete venne sottoposto a una serie di interrogatori di estrema durezza dal 2 al 26 gennaio (pare sia stato usato anche il bastone), e alla fine rivelò tutto quello che sapeva, facendo anche i nomi dei congiurati. Primo fra tutti quello di don Tazzoli.

Vannozzo Posio - Paolo Bertelli

[Ritorna all'indice]

Foto e Testi © ITIS E. Fermi di Mantova & Società per il Palazzo Ducale di Mantova e i rispettivi autori - copia vietata